Lidia Bachis – “Anatomie della fede” – Viterbo – 26/09 – 04/10

Il_Melograno settembre 22, 2015 Commenti disabilitati
Lidia Bachis  – “Anatomie della fede”  –  Viterbo  –  26/09 – 04/10

Lidia Bachis

“Anatomie della fede”

Viterbo

26 settembre – 4 ottobre 2015

Lidia Bachis Mostra Viterbo 2015

Sabato 26 settembre, alle 17, presso la Chiesa di  Santa Maria della Salute a Viterbo, sarà inaugurata la personale di Lidia Bachis intitolata  “Anatomie della fede”.

Le forme votive sono capaci, al tempo stesso, di sparire per periodi molto lunghi e di riapparire quando meno ce lo si aspetta

(Georges Didi-Huberman)

La mostra è curata da Giorgia Poduti e Rosita Ponticiello con i testi di Valeria Arnaldi. 

Organizzazione a cura di Be Party

Patrocinio del Comune di Viterbo

Apertura:  dalle 17 alle 19 nei giorni del 26 e 27 settembre e dal 1 al 4 ottobre.

Santa Maria della Salute

via della Pescheria 2, Viterbo

foto di Marco Paolini.

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“Grazia di sangue e corpo dell’anima

L’immanenza che invoca la trascendenza nel tentativo di salvare la Vita, sinolo di entrambe, prova di resistenza dell’una e di esistenza dell’altra. È l’ex voto il ponte che lega Sacro e profano, tra maiuscole e minuscole dell’Essere, nel tentativo dell’uomo di strappare istanti all’eternità per costruire orizzonti dei quali, nei suoi limiti, farsi signore. Un piccolo segno lasciato in preghiera, che proprio nel momento dell’abbandono in cui rinuncia all’Io riscopre il potere di chiedere e ottenere la grazia, riconoscendo a se stesso la dignità di anima dialogante, altare di carne e ossa di una Fede consapevole della morte che attende il culto senza fedeli. A questa religione fatta di credenze e lacrime che non domanda per sapere ma al suo mistero chiede per ottenere, a questa ritualità che della materia fa spirito e dello spirito materia, guardano le opere di Lidia Bachis, in un’immersione nell’ambiguità della preghiera, supplica ma anche contratto che l’uomo “impone” al divino come clausola di una fiducia tutta terrena, fatta di postille di carne e codicilli di sangue. Esaltate, pure dal ricorrente uso – monumentale o citato – di un bianco e nero dolorosamente urgente, ecco allora ossa e organi ingranditi in una dissezione del corpo che lo è anche dello Spirito, nella sua capacità di affidarsi. L’oro che esalta e al contempo nasconde le forme è un arabesco che ricorda il prezzo dei miracoli e suggerisce le rughe della disperazione assorta. Negli ex voto testimoni della grazia e, ora, nella riflessione dell’artista, è una sorta di ritratto dell’umanità Giobbe, che, chiamata ad accettare il calice delle sue prove, alza le mani a difendersi, “armata” di preghiere”.

Valeria Arnaldi

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