Mauro Andreani e Paolo Bottari – Artisti Paralleli STELLE DEL VARIETA’ – Teatro L’ORDIGNO di Vada – 22/06

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Mauro Andreani e Paolo Bottari – Artisti Paralleli STELLE DEL VARIETA’ – Teatro L’ORDIGNO di Vada – 22/06

Mauro Andreani e Paolo Bottari – Artisti Paralleli
STELLE DEL VARIETA’
Terza Operazione visivo-comportamentale della TRILOGIA POPOLARE (2011 – 2014)

Teatro L’ORDIGNO di Vada
Via Aurelia 176 – Vada
Domenica 22 giugno 2014, ore 18

ARTISTI  PARALLELI ORDIGNO VADA ANDREANI BOTTARI

Trilogia Popolare è un’operazione artistico-culturale ideata e progettata da Mauro Andreani e Paolo Bottari – Artisti Paralleli – all’inizio del 2011.

Essa ha ad oggetto il rapporto difficile, controverso quando non inesistente fra due entità:

1 – il sentire comune, che si alimenta prevalentemente della quotidianità, della tradizione, degli indirizzi e delle sollecitazioni della vigente civiltà dell’apparenza e del consumo.

2 – l’insieme degli esiti filosofici, concettuali, materiali di quella particolare attività ideativa e creativa individuale che viene denominata “arte”. Nonostante che la frequentazione dei luoghi e delle occasioni in cui gli esiti dell’attività artistica si manifestano appaia, nel tempo attuale, in costante crescita quantitativa, pare agli autori che il solco tra l’arte e il mondo reale, già presente da oltre un secolo sulla scena culturale, si vada approfondendo in modo progressivo e inarrestabile. Quello che da lungo tempo viene percepito e definito come un preoccupante fenomeno di incomprensione si è insomma, recentemente, trasformato in una catastrofe comunicativa nel cui contesto le parti in causa, pur esercitandosi nella finzione dell’incontro-confronto, restano irrimediabilmente separate e distanti a causa dei loro (apparentemente) divergenti interessi.

Trilogia Popolare nasce con il preciso intento di promuovere una riflessione intorno ad una duplice incapacità: quella dell’opera d’arte contemporanea – frutto della ricerca visiva e comportamentale – di assolvere alla funzione comunicativa che le è propria; quella della comunità, alla quale il “messaggio” artistico è in qualche modo indirizzato, che solitamente e salvo eccezioni non riesce a relazionarsi con l’opera, ad indagarne e comprenderne il senso, a considerarne la stessa esistenza come elemento di stimolo per la comune crescita culturale e umana. Trilogia Popolare evidenzia la necessità di un impegno dell’artista stesso a sottoporre ad esame cause ed effetti della condizione di incomunicabilità che caratterizza il rapporto fra l’opera e il suo pubblico, nonché a sperimentare modalità di presentazione dell’opera atte, se non a rimuovere, a ricondurre entro ragionevoli limiti tale negativa condizione, nella convinzione che ciò sia di beneficio tanto allo sviluppo della ricerca artistica quanto alla società nel cui grembo, spesso ma erroneamente avvertita come un corpo estraneo, essa matura. Ritenuti necessari ma non sufficienti i tradizionali mezzi d’interpretazione e divulgazione dell’opera, il progetto ipotizza l’invenzione di nuovi mezzi per lo sviluppo del rapporto opera-fruitore. Tali mezzi sono da ricercare ed attivare nel presupposto della sostanziale identità dei temi e dei problemi propri della comune avventura dell’esistenza. E’ infatti opinione degli autori che la condizione di incomunicabilità in atto, almeno per la quota di “colpa” da ascrivere all’opera, discenda dalla forma di essa – forma che nell’arte comportamentale combacia col modo – e non già dal suo contenuto, il quale s’identifica generalmente con i problemi, gli interrogativi, i timori, le ansie, le speranze che la vita stessa pone ad ogni essere umano pensante ancorché non artista.

La novità del progetto, che appunto riconosce la responsabilità della forma/modo quale concausa – insieme ad un indubbio deficit di interesse, preparazione e sensibilità culturale del pubblico – della incomunicabilità, consiste nell’ipotizzare modalità di presentazione dell’opera le quali, senza scalfirne né orientarne la forma/modo, interagiscano fortemente con essa in maniera ed al fine di agevolare il processo di decodificazione del “messaggio”. Dall’intervento condizionante sulla forma non potrebbe infatti che pervenirci un ridicolo simulacro dell’opera, come già si è veduto accadere in contesti socio-politici nei cui ambiti le libere necessità dell’espressione artistica individuale venivano subordinate a necessità di altro genere, per lo più di tipo ideologico o celebrativo. Sembra invece utile compiere intorno all’opera ed in rapporto stringente con essa un  lavoro che per modalità comportamentali, richiami di esperienze individuali e collettive, tentativi di suscitamento di sensazioni, sentimenti, reminiscenze, evocazione di luoghi comuni, accadimenti sociali, eventi storici, riesca ad attivare nel pubblico il vivo desiderio di rapportarsi liberamente e proficuamente con l’opera stessa. Può essere, questo nascente desiderio di relazione, la prima tappa di un percorso di acquisizione della consapevolezza che l’opera è nata e vive traendo alimento e senso dalle sostanze contenute nelle profondità di un comune terreno.

STELLE DEL VARIETA’

E’ la terza ed ultima tappa della Trilogia Popolare.
Preceduta da Tespi 2011 (Firenze, Livorno, Città di Castello) e da 1861-2011 L’infinito e la storia (Massa, Livorno), Stelle del Varietà è un lavoro visivo-comportamentale presentato al modo tipico del vecchio Teatro di Varietà, il cui svolgimento spettacolare si articolava in “numeri”; lavoro nel cui contesto immagini dinamiche provenienti da ambiti storici, sociali e spettacolari si alternano con azioni performative di diversa forma e diverso contenuto.

Stelle del Varieta’ propone una riflessione sull’arte come progetto espressivo e comunicativo particolare, autonomo, scevro da compromessi e indisponibile a condizionamenti e cessioni di dignità; al tempo stesso disponibile a misurarsi, senza risparmio di sé, sul terreno dei rapporti, anche se difficili, con le contraddizioni del mondo reale. Stelle del Varieta’ propone inoltre un esame critico della condizione di omologazione e appiattimento alla quale l’attuale civiltà sottopone avvenimenti, valori, immagini, sentimenti, relazioni: proprio come se l’avventura dell’umana società dovesse attuarsi secondo lo schema di uno spettacolo di varietà, i cui “numeri” si susseguono al solo scopo di intrattenere e divertire il pubblico. Inserita, com’è, tra i numeri del varietà, la ricerca artistica ha dunque da combattere una vera e propria guerra per affermare il proprio diritto-dovere di esistere secondo il suo inalienabile, versatile statuto.

ARTISTI PARALLELI

L’attività artistica di Mauro Andreani e Paolo Bottari ha inizio alla fine degli Anni Sessanta con la pittura, poi si sviluppa con esperienze installative, multimediali, performative che i due artisti consumano seguendo personali ed autonome – eppure parallele – linee di ricerca. Sussiste tuttavia, fra loro, una sorta di intesa “ideologica”. Da sempre sono infatti materiale comune di riflessione e d’indagine le problematiche relative al rapporto, da ambedue ritenuto strettissimo, tra le cose della vita e quelle dell’arte, considerata, quest’ultima, mezzo di cui l’uomo può liberamente disporre per cercare indizi sul senso stesso dell’esistenza. Tale ricerca, che passa per l’artista attraverso l’ideazione e la realizzazione dell’opera – sia essa materiale o immateriale – e per gli altri attraverso la fruizione di essa, è da ambedue ritenuta fondamentale per l’evoluzione dell’individuo e della collettività cui appartiene.

Mauro Andreani

E’ nato a Livorno (Italia) nel 1947. Lavora dal 1968 nel campo della ricerca visiva. Nel 1975 realizza l’opera La gabbia, installazione
con la quale precisa una sua visione del mondo e della posizione assegnata all’uomo nel generale disegno dell’esistenza terrena. Tale visione, resa esplicita dallo stesso titolo del lavoro, sarà in seguito riconfermata con azioni e operazioni performative (Parabola, 1992). Da circa un trentennio lavora al suo Progetto Uomo, dapprima con realizzazioni visivo-materiche caratterizzate dalla presenza di materiali industriali quali vernici sintetiche, poliuretano espanso e plastiche, poi orientando il suo impegno in direzione comportamentale, con un particolare interesse al versante video.

Paolo Bottari

E’ nato a Livorno (Italia) nel 1948. Dopo un primo periodo di attività in ambito pittorico (1968-74) orienta la sua ricerca verso i materiali e gli oggetti più disparati, conducendo il proprio lavoro per cicli (Le Cassette, 1974-75; Viaggio attraverso il quotidiano,
1978-83) e dunque inglobando in progetti complessivi le opere realizzate. Da sempre interessato all’indagine sugli stretti rapporti tra le problematiche artistiche e quelle esistenziali lavora per oltre un decennio (1984-95) al ciclo denominato Dopo la distruzione, all’interno del quale inventa segni, alfabeti,  oggetti, strumenti, codici, suoni e comportamenti “utili” per una civiltà diversa da quella attuale, che ritiene prossima all’epilogo. Nel 1996 scrive il Manifesto Personale sull’Arte e lavora intorno ai contenuti di
esso con operazioni di tipo visivo-comportamentale.

LA CASA DELL’ARTE E I SUOI AMICI – ATTO SECONDO. SABATO 17 DICEMBRE, ORE 18.00.

LA CASA DELL’ARTE E I SUOI AMICI – ATTO SECONDO. SABATO 17 DICEMBRE, ORE 18.00.

dicembre 15, 2011,

MAURO ANDREANI e PAOLO BOTTARI – ARTISTI PARALLELI  ?18612011? (l’infinito e la storia) La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia (1861-2011) ha offerto a tutti noi l’occasione per svolgere una riflessione sulla storia del nostro popolo e dunque sugli avvenimenti, sulle difficoltà, sulle contraddizioni che ne hanno caratterizzato lo sviluppo nel corso del periodo »

MAURO ANDREANI

MAURO ANDREANI

PAOLO BOTTARI

PAOLO BOTTARI

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