Grazia Sernia – Costruendo equilibri, personale allo Studio Arte Fuori Centro, Roma (14/05 – 31/05)

Il_Melograno maggio 8, 2013 Commenti disabilitati
Grazia Sernia – Costruendo equilibri, personale allo Studio Arte Fuori Centro, Roma (14/05 – 31/05)

grazia sernia

14 – 31 maggio 2013

Proposte 2013

Itinerari per viaggiatori distratti

GRAZIA SERNIA

COSTRUENDO EQUILIBRI

Martedì 14 maggio 2013, alle ore 18,00 a Roma, presso lo Studio Arte Fuori Centro, via Ercole Bombelli 22, si inaugura la personale di Grazia Sernia Costruendo equilibri, curata da Loredana Rea. L’esposizione rimarrà aperta fino al 31 maggio, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

La mostra è il quinto appuntamento di Itinerari per viaggiatori distratti, ciclo di approfondimento, ideato dal critico Loredana Rea con l’intento di riflettere sul ruolo dell’arte, sul suo valore e sul suo campo d’azione.

Nell’arco di tempo compreso tra febbraio e giugno sette artisti – Grazia Sernia, Rita Mele, Margherita Levo Rosenberg, Maurizio Cesarini, Enzo Cursaro, Riccarda Montenero e Immacolata Datti – differenti per formazione e scelte operative, si confrontano per evidenziare l’importanza di una pratica di continuo e ricercato sconfinamento, strettamente connessa alle metodologie di lavoro e agli strumenti di espressione, suggerendo un itinerario complesso nella sua multiforme articolazione.

Per questa esposizione Grazia Sernia presenta una serie di raffinatissimi fogli incisi a creare una polifonia di segni che si inseguono per costruire equilibri formali sempre diversi, in cui emerge prepotente la stringente coerenza del suo sviluppo e anche il desiderio di sempre nuove sperimentazioni, che inevitabilmente si innestano sulle esperienze di altri linguaggi. Sono infatti opere recenti eppure riassuntive di un lungo percorso di ricerca in cui le tecniche calcografiche sono sempre state centrali, anzi fondanti di ogni necessità espressiva.

Osservando con attenzione questi lavori, in cui il bianco si rapporta dialetticamente al colore, quando lo sguardo si appaga di spaziare di segno in segno è possibile sentire la forza e la delicatezza dei gesti che regolano l’azione del bulino o del brunitoio, ma anche la paziente attesa legata ai tempi delle morsure, utilizzati con la sagacia di chi conosce i segreti di una tecnica antica ma sempre di grande attualità.

STUDIO ARTE FUORICENTRO

Via Ercole Bombelli 22, 00149 Roma – 06.5578101 – 328.1353083
info@artefuoricentro.it  – www.artefuoricentro.it

 

COSTRUIRE EQUILIBRI

per misurare lo spazio dell’esistenza

Lo stesso ineffabile senso della composizione che costituisce l’impalcatura della Cattedrale dei Suoni da Monteverdi a Strawinsky, è vivo in trasparenza nell’ordito delle opere plastiche  durature, da Giotto a Matisse.

Fausto Melotti

Sono raffinatissimi fogli incisi quelli preparati da Grazia Sernia per questa sua nuova personale, in cui la mano si è abbandonata alla ricerca di un’armonia che ha il sapore di una classicità desueta e per questo piacevolmente sorprendente, come se ogni segno, ogni linea, ogni accordo, ogni tono nascessero dalla difficile rispondenza fra tradizione e innovazione.

Di tutti i linguaggi dell’arte la calcografia, infatti, è quella che ha preservato inalterati i principi di una tecnica antica, sebbene si sia sempre aperta alle sollecitazioni sperimentali della contemporaneità, per offrirsi come anello di congiunzione tra una prassi legata al passato e l’urgenza di continue sperimentazioni connesse al tempo presente. Per queste ragioni l’artista la considera non solo il mezzo privilegiato d’espressione, quanto piuttosto la possibilità di misurare lo spazio dell’esistenza quotidiana, per provare a dissolverne il limite e mostrare la solidità di una struttura regolata da leggi, che sfuggono al dominio dell’uomo. Attraverso essa il senso del numero, della misura, della sintonia, che ordinano emblematicamente il suo lavoro, si combinano in modi e tempi inaspettati, a suggerire la presenza di una bellezza algida eppure emozionante, in cui rigore e poesia si mescolano l’una all’altro senza soluzione di continuità, per aprire un varco verso l’infinito e costruire altri equilibri, continuamente rinnovati con l’atto della visione.

Le incisioni, che Sernia propone in questo percorso espositivo, sono opere riassuntive di un’indagine, costruita con sistematica accuratezza, incentrata tutta sulla validità di un’operatività, che si è srotolata sempre senza clamori. L’intensità dei segni, lo spessore degli inchiostri, lo splendore dei bianchi, la pressione esercitata nella carta, pronta ad accogliere e preservare le tracce delle inquietudini, delle incertezze, dei timori, delle difficoltà del vivere, lasciano emergere la forza e la delicatezza dei gesti che regolano l’azione del bulino o del brunitoio, ma anche la paziente attesa legata ai tempi delle morsure, utilizzati con la sagacia di chi conosce i segreti di un linguaggio, che ha il sapore inconfondibile dell’alchimia. A dominare è la necessità di un rapporto di lettura ravvicinato, capace di afferrare la polifonia di segni che inseguono composizioni formali sempre differenti, per concretarsi nell’intervallo che separa la matrice dalla sua epifania. In questo scarto è racchiuso il compiersi di una ritualità creativa che lascia emergere prepotente la stringente coerenza del suo sviluppo e anche il desiderio di sempre nuove prove, inevitabilmente innestate su altre esperienze.

Nulla è lasciato al caso: né l’ispessirsi o l’assottigliarsi dei segni, né il liquefarsi o addensarsi del colore, né l’intensificarsi o l’indebolirsi della luce, che obbligano lo sguardo a indugiare in superficie prima di inabissarsi nell’incommensurabilità di una dimensione interiore. In essa, infatti, Sernia ritrova, senza titubanze, né incertezze, ogni possibile modulazione di forme, a creare una sorta di elementare alfabeto fatto di immagini semplificate, che combinandosi conducono inevitabilmente alla familiarità con le cose.

Osservando con attenzione questi lavori, quando lo sguardo si è appagato di spaziare di segno in segno, di vagare lungo insospettate prospettive di profondità, di abbandonarsi alla prepotente energia del colore, lentamente affiora la sedimentazione di suggestioni di natura diversa, inestricabilmente intrecciate a riflessioni sulla coerenza del proprio percorso, che offrono sempre nuovi stimoli a un’incessante esigenza di sperimentazione. Sono partiture complesse, rette da un ritmo crescente, a regolare lo sviluppo delle tessiture cromatiche e rapportarsi dialetticamente al bianco. Sono componimenti intessuti di frammenti emblematici rubati al tempo, a materializzare la consapevolezza del raggiungimento di un equilibrio difficile tra l’emozione del fare e la necessità di analisi, per disporre un metaforico dialogo con il mondo, attraverso cui mettere a nudo se stessa.

 Loredana Rea

 

 

Pin It