AURORE LEPHILIPPONNAT

Il_Melograno ottobre 3, 2012 Commenti disabilitati
AURORE LEPHILIPPONNAT

AURORE LEPHILIPPONAT

Nata nel  1983, Aurore Lephilipponnat , la giovane artista di Trans en Provence,  così  descrive sé stessa e il suo lavoro.

…In questo lungo cammino che è l’esistenza, il pennello  mi è venuto incontro come strumento di espressione, di dissezione, di contemplazione del mondo che mi circonda. Una barriera tra il reale e l’immaginario, uno scudo contro la violenza, la brutalità.

Ogni cosa che si apre alla vita, torna alla terra, all’humus,  e restituisce il suo mantello di piume,  adorno di ori e maschere grottesche, alla Terra fonte originale della vita stessa.  Le vene sulle mani sono reti grondanti filamenti organici e spugnosi, nelle quali l’inchiostro diviene padrone.  Lasciarsi andare, in una rapida occhiata alla natura della vita : incostante, vera, pura, incontrollabile.

Così la pittura è una via di fuga dalla sofferenza, una negazione dell’apparire, una protezione, una copertura, una alcova amniotica, una introspezione nell’intimità dell’Io, uno sguardo contemplativo dal profondo verso ciò che sta fuori.

Le mie opere si esprimono in sintonia con la danza Butoh, fonte di ispirazione, nel tentativo di combinare la cognizione della caducità del corpo nell’ inevitabile invecchiamento, la natura umana posta di fronte alla sua impermanenza e a tutta la bellezza dello spirito.

Potete trovare le opere di Aurore Lephilipponnat alla galleria Il Melograno, a Livorno

Aurore Lephilipponnat alla galleria Il Melograno, a Livorno, sabato 6 ottobre 2012, in occasione della mostra 3FRANCS, finanziata dal Melograno in un progetto di collaborazione italo-francese ideato dalla galleria.

..…De cette longue marche d’existence, c’est le pinceau qui est venu à moi comme outil d’expression, de dissection, de contemplation du monde environnant. Un rempart entre le réel et l’imaginaire, un bouclier contre la violence, la brutalité.

De toute chose qui s’ouvre à la vie, elle retourne à la terre, au végétal, et restitue son manteau de plume, paré de dorures et de masques burlesques, à la Terre- source originelle. Des veines de la main coule le réseau filandreux de motifs organiques et spongieux, dans laquelle l’encre devient maitresse. Et le lâcher prise, un clin d’œil à la nature de la vie : Inconstante, véritable, pure, incontrôlable.

Cette peinture est un exutoire à la souffrance, une abolition de l’art du paraitre, une protection, une couverture, un masque amniotique, une introspection vers son être intérieur, un regard contemplatif du dedans au dehors.

L’expression de mon travail est en mouvance avec la danse butoh, source d’inspiration, en alliant les notions de délabrement du corps, vieillissant et la nature de l’Homme face à son impermanence et toute la beauté de l’esprit.

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