PAOLO BOTTARI

Il_Melograno febbraio 2, 2012 Commenti disabilitati
PAOLO BOTTARI

Paolo Bottari, il percorso di un artista estraneo

Testo di Bruno Sullo

1 L’epifania artistica: le Cassette (1975)

Dal 1967 Paolo Bottari produce  lavori propriamente “pittorici”, prima d’approccio, poi organizzati lungo una linea già non tradizionale, aperta a numerosi tentativi ed esperienze, a dimostrazione che la pittura in sé è per l’autore un vestito troppo stretto, insufficiente a rappresentare i temi della vita e della società. Così, nel 1975, Bottari se ne libera, per forme più libere, in grado di appropriarsi di oggetti, strumenti e invenzioni di ogni tipo e ascendenza culturale. Così nascono le Cassette, la vera epifania artistica di Bottari, il raggiungimento di una grande sintesi tra concetto e operatività.

Si tratta di una serie di 42 opere, accuratamente costruite, di dimensioni di cm. 52x52x5.5, all’interno delle quali sono disposti oggetti quotidiani, immagini, materiali, ipotesi esistenziali, meccanismi sorprendenti, commenti del pubblico, e poi chiavi, pagine di giornale, reti metalliche, campanelli, boccette d’inchiostro, calamite, proiettili, orologi, catene…., e altro ancora. Ogni cassetta è un microcosmo di umanità, uno spunto di riflessione, un’occasione di analisi del mondo, affidati al linguaggio corposo delle “cose” che l’artista inserisce in un nuovo circuito espressivo, simbolico, allusivo, di testimonianza, senza pretendere, come Duchamp, di rinominarle o di rifondarle. Su di esse l’autore opera con lucidità, ricercando soluzioni, richiedendone, offrendo un materiale duttile, ricco di senso e aperto alla discussione.

Le Cassette sono il risultato di un’attività febbrile consumatasi entro un anno, il 1975. In fondo, nella loro ricchezza e articolazione, sono l’inizio d’apertura di una finestra che presto si chiude, per permettere altre esperienze. E’ interessante discutere perché Bottari effettui questa chiusura a fronte delle innumerevoli possibilità evolutive offerte dall’operazione: si può forse suggerire che il metodo di un lavoro organizzato in tanti frammenti autonomi, in tanti capitoli successivi e non strettamente collegati tra loro, sia stato a un certo punto avvertito dall’autore rigido e competitivo, non più confacente alle sue necessità di ricerca e di rinnovamento.

2 Dopo le Cassette (1976-1983)

Esauritasi la spinta produttiva delle Cassette, non sono però liquidati i temi ideali, la ricerca di umanità, la riflessione sull’esistenza che esse avevano affrontati. Il lavoro continua, con un processo di dilatazione dei temi spaziali concettuali e con il loro confinamento a una dimensione puramente progettuale.

Il Percorso (1976-77): un grande ambiente di tre stanze accoglie oggetti e situazioni utili a favorire la maturazione psicologica del visitatore; I Due Giardini (1977-78): due saloni, uno per la vita uno per la morte, vicini e poco comunicanti tanto da consentire, dalla vita, solo una problematica indagine sulla morte; Sono stanco di camminare inutilmente su questo foglio bianco (1978): 21 cartelloni in sequenza contenenti ciascuno un testo scritto a mano lungo un tracciato che si adatta visivamente al suo significato; Dopo il viaggio (1979): in una grande sala un teatro di burattini, sedie, tavoli, e tre scaffali con immagini e oggetti diversi concernenti i temi del viaggio, del tempo, dei rapporti infanzia/maturità, dell’ineluttabilità della morte. Si tratta, in fondo, di grandi cassette, non da guardare, ma da abitare, che traducono correttamente il concetto di installazione, anche se lo spazio è puramente virtuale: questi lavori conservano il carattere delle Cassette, ma ovviano alla frammentarietà e alla riduttività che nuocevano ad esse; lavori che, tuttavia, appartengono a quella stagione espansiva, costruttiva, fattuale inaugurata con le Cassette.

Siamo ormai agli inizi degli anni ’80, quando si verifica quel fenomeno di lento reflusso culturale che condurrà allo stato delle cose odierno. Bottari si apre alla collaborazione con altri artisti, e si rivolge alla scrittura e all’elaborazione grafica su carta attingendo in parte al precedente lavoro Sono stanco di camminare…., che dunque si pone a perfetta cerniera tra il prima e il dopo. La nuova opera è denominata Racconto Parallelo (1980) perché associato ad uno analogo di Mauro Andreani in una mostra realizzata alla Galleria Elefante di Livorno: una lunga striscia orizzontale di carta su cui un testo autobiografico, sognante e malinconico, si dipana lungo un tragitto centrale che, verso l’estremità terminale, si spezza in brevi segmenti sovrapposti e, passando allo stampatello, esce dalla striscia, quasi a sostanziare visivamente la conclusione del racconto, che recita: «Vivere è seguitare comunque a porre domande, uscire ad ogni costo

Il Racconto Parallelo chiude di fatto una stagione che, tramite Sono stanco di camminare…, ha notevoli debiti di riconoscenza con le Cassette. Un ulteriore cammino sarà diverso e innovativo, ma non potrà prescindere da una fase di riflessione e di studio condotta sull’immagine ( La Piccola Maria 1981-1982), poi su un breve enunciato linguistico (L’amore in più 1981) tratto dal quotidiano “la Repubblica”, infine sul più ampio campo del giornale “La Repubblica” in toto (Viaggio attraverso il Quotidiano 1981-82).

La Piccola Maria

È un complesso di 72 tavolette nelle quali la riproduzione in b/n dell’omonimo quadro i Modigliani (1918) è sottoposta a una serie di azioni diverse, dissezione, ricomposizione, semicancellazione, fotocopiatura, taglio, interventi deformativi, ecc.: la storia dell’arte si fa testo, e il testo è materiale d’uso e di studio per l’artista. Gli altri due lavori analitici rinunciano all’immagine, e si concentrano su una indagine conoscitiva del linguaggio partendo da una realtà neutra e quotidiana come le pagine di un giornale. Su tale base Bottari esegue  una seri di manipolazioni grafiche e fisiche che produce un corpus di 1+76 lavori, coerente e di carattere, mai superficiale, sostenuto da una straordinaria capacità e continuità di invenzione.

3 Dopo la Distruzione (1983-1996)

Gli anni ’80 sono caratterizzati a Livorno dal ridimensionamento del Museo Progressivo di Villa Maria (che sarà chiuso nel 1989), dalla clamorosa “beffa” delle Teste di Modigliani (1984), da un clima di restaurazione e di ritorno alla pittura tradizionale, dalla nascita (1984) del gruppo artistico “Portofranco” di cui Bottari è tra i fondatori e di cui fa parte fino alla fine; combatte le battaglie culturali del gruppo ( in primis quella contro la chiusura del Museo di Villa Maria) ed è firmatario di tutti i Documenti con cui il gruppo stesso tenta di proporre idee e alternative al degrado artistico della città.

In questo clima Bottari concepisce il ciclo  Dopo la Distruzione , cui lavora per oltre un decennio (1983-96) e che è uno dei raggiungimenti più alti ed ispirati dell’artista. In esso si svolge un percorso lucido e coerente che parte da una disincantata valutazione dell’attuale civiltà inevitabilmente avviata verso l’annientamento: nel day after si presenta la necessità di reinventare valori, strumenti, funzioni, metodi comunicativi, e quanto altro sia utile per costruire una nuova società dell’uomo. L’idea è folgorante, anche per l’infinita libertà di invenzione e di evoluzione che consente. Al ciclo appartengono numerose opere, oggetti, strumenti di misura, insegne del potere, carte nautiche, segni per comunicare, attrezzi di lavoro, luoghi di culto, ecc., tutto quanto è necessario a un popolo che dovrà riabitare la Terra.

Con il tempo Bottari opera un lento movimento di assestamento dalla produzione di opere all’offerta di oggetti comuni alla gente (Il Mare, Prato 1985), e all’esecuzione di azioni live (dal 1985). Nel ciclo si affiancano e si susseguono alle opere da esporre le installazioni (Giardino 1986, Ordinamento 1987, Luogo per pregare 1988, Tavole alte 1991, ed altre), la gestione di oggetti ed opere destinate specificamente alle performances (Oggetto per l’equilibrio 1989-90, Abito rituale, maschera e bastone 1990, Serpente uccello 1992 o 1993, ed altri), ed infine operazioni comportamentali che evolveranno in modo coerente, con l’unica interruzione dell’anno 1992 (quando Bottari produrrà solo disegni eseguiti con la mano sinistra, operazione utile al “assorbire le spinte creative e accumulare energia per ripartire”).

In armonia con i presupposti ideologici del ciclo, le performances di Bottari svolgono due motivi principali: il primo  è quello della semina e del seppellimento, termini vicini che alludono al dualismo vita/morte, e, in più, a un naturale e fiducioso affidamento (alla terra, all’ari, all’acqua, ecc.); il secondo è l’interrogazione sull’essere dell’uomo nel mondo, non solo nei perché, ma nei come, cioè nelle sue caratteristiche proporzionali che supportano in qualche modo il suo senso e la sua rilevanza esistenziale.

Ancora a Dopo la Distruzione appartiene un progetto ideato con Mauro Andreani e realizzato a Bienno nel 1996: una Raccolta d’aria effettuata con una manica a vento fissata ad una pertica e portata per strade e piazze, a raccogliere umori, odori, suoni che volteggiano sopra di noi, in un’aspirazione di conoscenza del cielo, cioè dell’anima. E’ un’“opera parallela” dopo I Due Racconti Paralleli del 1980. Il lavoro è ripetuto nel 2003 per il Brain Accademy Apartment, sezione “Extra 50” della 50ª Biennale di Venezia.

4 Il Manifesto Personale sull’Arte, MPA ( dal 1996)

Dal 1996 Bottari sente il bisogno di metter a fuoco il rapporto arte/vita, in modo sistematico, dotando i propri lavori (soprattutto quelli comportamentali) di un solido substrato teorico. Nasce così il Manifesto Personale sull’Arte (MPA), successivamente modificato ed ampliato fino a comprendere 15 punti ciascuno dei quali «contiene un aforisma, o comunque una proposizione con cui formulo un’affermazione, oppure avanzo un dubbio o, ancora, rivolgo a me stesso o agli altri una domanda o un’esortazione»(Bottari 2003).

Una lettura del testo basta a svelare la singolare natura dell’MPA e giustificare il suo ruolo di starter delle azioni performative dell’autore che di volta in volta rimandano ad uno dei punti di esso. La stessa lettura cancellerà il sospetto che si tratti di una specie di catalogazione degli elementi da considerare “artistici”, e dunque di un lavoro perentorio di un artista che voglia affermare i propri principi: i 15 punti sono spunti di riflessione, argomentazioni, interrogazioni, proposte di discussione sulla vita e sull’uomo (solo parzialmente sull’arte), e sollecitano tutta una serie di operazioni, espansioni ed approfondimenti che in effetti l’artista esegue attraverso azioni in qualche modo esemplificative ed interpretative.

Da adesso l’autore indosserà un suo abito d lavoro, una vecchia divisa militare tedesca con sei decorazioni al taschino ( i colori dell’iride), un copricapo con occhialoni da aviatore, scarponi anfibi, cinturone con martello e zappa-piccozza, e in più, strumenti vari a seconda delle necessità (spesso un orologio e una bussola): è la divisa di chi è impiegato in una continua lotta per la conoscenza, per la verità, per l’umanità.

Da molto tempo l’MPA offre alle performances di Bottari uno straordinario supporto concettuale. Anche se, nelle ultime uscite, il rapporto sembra essersi fatto meno stretto e specifico, l’MPA resta presente, nel background dell’artista come elemento di motivazione e chiarificazione. Poiché anche oggi il lavoro di Bottari si dispone a trattare, per metafore e simbologie, i temi e gli interrogativi inerenti all’esistenza dell’uomo. In particolare la sua attenzione è rivolta ai rapporti tra la vita umana individuale, episodio situato nello spazio e nel tempo e da essi condizionato, e il flusso eterno e inconoscibile  della “Vita” intesa in senso pieno e generale. La prima, a dispetto della sua caducità e incompletezza, rappresenta un incidente necessario, di cui la commedia e la tragedia sono componenti indivisibili e, talora, indistinguibili.

Su simili concetti si sta sviluppando l’attuale attività performativa di Bottari, raccolta sotto la denominazione di Proposizione incidentale (2009-2010).

Bruno Sullo

(riproduzione vietata)

 

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