I SANTINI DEL PRETE – TRILOGIA DI NON ARTISTI

Il_Melograno aprile 29, 2011 Commenti disabilitati

 

TRILOGIA  DI NON-ARTISTI

 a LineaDarte Officina Creativa

Opere/installazione:

-          Il Video TRILOGIA di NON-ARTISTI

-          Foto su plexiglass cm 40 x 30

Diffusione sonora stereofonica delle canzoni cantate da Lucio Amelio, gallerista importante e creativo, non-cantante, nel suo disco “MA L’AMORE NO”.

La trilogia di non-artisti formata da Alfonso Caccavale e I Santini Del Prete intende rappresentare la non-arte (nipote di Dada e figlia di Fluxus) che ama l’arte contemporanea con tanta passione da voler copulare con essa affinché si possa realizzare una democratica unione degli opposti arte e non-arte, contribuendo in tal modo all’armonia terrestre ed universale.

Da Lucio Amelio a Lineadarte-Officina Creativa, da Joseph Beuys a Shozo Shimamoto, sono più di quarant’anni che Napoli è epicentro mediterraneo dell’arte contemporanea. Negli ultimi anni, nell’era Bassolino, la città partenopea ha investito ingenti risorse ed energie per decorare e veicolare la propria immagine attraverso l’internazionalità dell’arte contemporanea.

Ciò che manca e necessita è la dialettica della non-arte.

Alfonso Caccavale, vigile urbano napoletano, e i Santini Del Prete, ferrovieri non-artisti, partenopei e parte labronici, intendono rappresentare/rappresentarsi come pubblico d’avanguardia dell’arte che intende assistere e partecipare attivamente al sistema dell’arte contemporanea, in quanto divenuto sempre più militante e consapevole della propria biologica creatività, aspira  finalmente a diventare anch’esso creatore di domande e di visioni, così come possono fare gli artisti riconosciuti, non in contrapposizione ad essi, ma in integrazione e collaborazione.

NON ARTISTI A NAPOLI

 di Maurizio Vitiello

Un tris di non-artisti a LineaDarte Officina Creativa ci offre l’opportunità di captare il giusto movimento e l’azione concettuale di tre artisti che, fondamentalmente, “giocano” a non dichiararsi tali.

Presenteranno il video TRILOGIA di NON-ARTISTI e foto su plexiglas, cm 40 x 30.

Si ascolteranno canzoni cantate da Lucio Amelio, da molti considerato un gallerista creativo, non-cantante, ma attore, dal suo disco “Ma l’amore no”.

Amelio ha lasciato un vuoto a Napoli e in un circuito culturale e di riferimenti espositivi.

La formazione-tris di non-artisti formata da Alfonso Caccavale e I Santini Del Prete intende precisare la non-arte, nipotina “Dada” e figlia di “Fluxus”, come alcuni esperti hanno segnalato.

Nella piattaforma, fluida e plastica, dell’arte contemporanea, che implementa soluzioni sempre nuove, essi agiscono con divertimento e oculata passione; insomma, l’arte contemporanea, nel suo ventaglio propositivo, incamera nella sottile cortina realizzativa una chance perché faccia combaciare arte e non-arte.

In fondo, è un gioco speculare, tutto sommato, arguto e confacente a misurare sentimenti e ironie, possibili armonie e sereni equilibri, idee fallaci e pensieri brillanti.

Da Amelio a Lineadarte-Officina Creativa, da Beuys a Shimamoto e ai tanti artisti-maieuti, da Renato Barisani a Giuseppe Antonello Leone, grandi vecchi dell’arte in attività di servizio, Napoli raccoglie una fortissima creatività, che può agganciarsi anche alla dialettica della non-arte, vera strada maestra per conglobare gli umori della strada e i riverberi salottieri in una centrifugata azione scenica.

Ci potremmo mai meravigliare di seguire la scena della non-arte degli amici Caccavale e I Santini Del Prete qui a Partenope …? … ma scherziamo …? … la terra che ha accolto Nerone e vede il suo teatro antico, oggi parte integrante del cosiddetto “corpo di Napoli” … ; insomma, proprio no; e, allora, la realtà che è continuamente in scena sempre nelle strade e nelle piazze ritmicamente affollate, e pensiamo a Cangiullo, ottimo descrittore visivo dei rumori e dei segni metropolitani, vive nella produzione della non-arte di Alfonso Caccavale, vigile urbano napoletano, e de I Santini Del Prete, ferrovieri non-artisti, partenopei e in parte labronici.

I formidabili, intemerati tre amici si pongono come attori e pubblico contemporaneamente; insomma, sarebbero, anzi, sono ministri del culto della vita mentre officia la sua rappresentazione la stessa città.

Tutti possono essere coinvolti nelle loro azioni; chi assiste può essere inteso come parte di un pubblico d’avanguardia dell’arte.

Si può essere coinvolti ed è giusto che sia così; attivamente, si può essere coinvolti e il sistema dell’arte contemporanea riesce a mediare, a metabolizzare, a integrare; si è con loro dentro l’arte per vivere la vita a Napoli, teatro dell’assurdo, capitale delle contraddizioni, regno dei paradisi perduti, terra irredimibile e sospesa nella ferita a morte …

Maurizio Vitiello

Napoli, notte silenziosa dell’8 aprile 2011

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