Marco Lalomia

Il_Melograno febbraio 13, 2013 Commenti disabilitati
Marco Lalomia

marco lalomia  la notte

L’ARTiere dell’universo

di Luigi Mauta

Al di là di ogni umana ragione, l’animo si riscopre di sera per risorgere il giorno seguente, un attimo prima di entrare a compromessi con il ruolo che ognuno di noi deve, vuole interpretare, facendo scivolare lentamente sogni, aspirazioni e personali scritture.
Marco Lalomia, lontano da caramille culturali, spiega bene questo lento scorrere con opere discrete e poetiche con cui cerca di misurare il suo tempo, di credere nell’importanza di silenzi colorati e di fili da ricongiungere.
Il giorno però è giunto e l’artista, muovendosi con circospezione in questo oceano di finestre, si imbatte immediatamente in elaborati palazzi senza anima, senza spiragli creativi. Si percepisce un lontano rimpianto alla poesia dei ruderi nei dipinti della serie “City” dove si vuole accentuare, con cromie forti, chiassose, gli intrecci di cemento e di giorni che si susseguono senza logica apparente.
Ma in verità non sono giorni o mesi, né musica e colori a dare un senso a queste visioni; solo una costatazione riflessiva, un attimo prima di chiudere gli occhi in faccia ad un cielo scuro, prima di iniziare ad calpestare quel suolo, ad accantonare sotto un’ansia volgare gli ultimi lasciti della notte appena trascorsa. Sorgono le prime parole di circostanza, i primi gesti del ruolo da interpretare: i primi “Legami” ogni attimo sempre più elaborati, ogni minuto più incisivi che si impiantano su un suolo simile ad un foglio piegato a raggiera, con tagli aguzzi e forme geometriche indecifrabili che si scontrano in un gioco del più forte. L’opera traccia bene questo epidemico meccanismo, lo esalta in chiave pop, lo accentua con stilemi grafici: a primo acchito è una festa degli occhi ma osservandolo attentamente traspare una malinconia malata, quella risaputa eccitazione febbrile che attrae e, nello stesso tempo, (s)finisce.
Ma anche da questi intrecci nascono rapporti in cui credere, nuove poesie da imparare e ricordare, anche se scritte su un foglio piegato a raggiera.
L’artista bolognese – classe 1977 – continua però a misurare il tempo a modo suo, con la propria emotività che allunga un secondo in un secolo, un giorno in una vita da riappropriarsi e da incidere marcatamente, con stilemi dalle sfumature indaco come se fosse un tatuaggio in “Life”.
Le ore si susseguono, le estremità dei fili da ricongiungere sono sempre più lontane, i passi aumentano e con esse le parole, i tetti coprono insegne fluorescenti, ancora assopite.
Meno che tetti l’artista si sente riparato dalle nubi che lasciano intravedere un brano di cielo, di aria, di nulla. Da lassù la ragione non può arrivarci, la forma si perde nell’essenza di ogni uomo, di quel rosso cadmio che si sporca di verde cromio, di giallo vandio e di un bianco candido imprevisto e ribelle.
Il suo “Universo” appare com’è: un pensiero astratto, un assurdo che gioca con l’allegoria dei segni, con quel senso delle cose tanto ricercato ma mai totalmente capito.
Per un attimo, i sogni e le aspirazioni, lo Spirito diventano padroni assoluti.
Forse il senso di quest’opera la si può trovare nel sentimento che Lalomia ha voluto (di)mostrare di fronte alla quale l’allegoria della ragione, del materiale diventano piccoli e insignificanti.
Attraversando volti e rumori, fatti di suoni cacofonici, l’autore approda finalmente a paesaggi di collana, alberi dal fogliame di nebbia, di deserti, senza fiori e senza carne, testimonianza nell’opera“Bosco con nebbia”.
Seppur un rifugio fragile e scarno traspare per quell’animo che scambiava secoli per secondi. In coltri argentee o in tramonti accesi – “Paesaggi con tramonti” – si esprimono sentimenti di libertà e di coscienza, consapevole di non voler riprodurre la natura così com’è e neppure come appare, ma come i suoi occhi la percepiscono, in relazione al suo credo, al suo sentirsi libero.
Appare così tutto collegato, non ci sono estremità da intrecciare perché il filo è intatto, seppur sottile.
L’uomo non possiede più età; per un breve e desiderato istante finalmente abbassa lo sguardo e socchiude gli occhi, dopo aver cercato coraggiosamente un modo di liberarsi, appare la parte più innocente, la più nascosta e più affascinante dell’artista, come se nulla sia stato vissuto ancora, come sia stato facile lasciarsi dietro né impronte né scie.
Il dipinto “Innocenza” presenta un volto immacolato, leggermente declinato, dalle ciglia lunghe e dall’ovale marcato. La purezza del lavoro non è unta da qualche taglio ben visibile, né tantomeno dalla cromia dell’incarnato livido, anzi questi diventano apporti fondamentali che sottolineano la purezza rarefatta e violata del protagonista.
Questa parentesi può assumere un nuovo inizio di ricerca artistica per Marco Lalomia.
Oramai i giochi geometrici fluorescenti si risvegliano con il giungere del buio – “La notte” , l’animo si accende pur essendosi sentito come un “Pierrot” in attesa di giocare l’ennesima partita a scacchi, dove le strade si intersecano tra mille labirinti e legami, con la consapevolezza amara, per un istante, di avere ancora il palmo della mano vuoto.
Ma da lontano si percepisce un’ombra, un attimo prima di sollevare gli occhi e vedere il suo tanto sospirato amore, al di là di ogni umana ragione e di ogni forma di compromessi.

Luigi Mauta

Marco Lalomia, Camminando al buio mi accorgo che la luce è dentro di me
Marco Lalomia, …e se non fossimo soli?
Marco Lalomia, …e se non fossimo soli?

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